giovedì 8 dicembre 2011

Working on a Dream

Il viaggio in America è lungo e tortuoso attraversa 30 anni di storia, e ogni decennio è scandito da più canzoni.
Quando sento la voce calda che attacca con Badlands, penso davvero di vivere un giorno fortunato, il giorno in cui ho Il Boss davanti a me e con cui attraverserò davvero l’America, quella dei mie sogni, quella nascosta, quella silenziosa e sofferente senza luci sfavillanti.
La musica travolge, la gente attorno è presa da un uomo solo, fatto di voce, chitarra e carisma, uno che sembra non avere età. Sento sulla mia pelle il freddo della prigione in cui nasce Pete quando all’immancabile one two three attaccano le note di Outlaw Pete.
Mi sembra di scendere dall’auto e di attraversare i sentieri dell’Applachian Trail e di veder sfrecciare una mustang rubata sotto i miei occhi….sono con lui sul fiume a pescare quando una pistola gli viene puntata in faccia…
Voglio essere io quella ragazza che deve sistemare i capelli e mettere un bel vestiìto, perché stasera si esce ……I wanna Talk, I wanna walk out in the street

Salto, urlo canto e guardo.....chi come me osserva il ragazzo che lavora tutto il giorno in un garage e sogna e crede in una Promise Land, le montagne rocciose dello Utah sono la sua cornice…
Insieme alla musica va anche la mia fantasia , ormai il mio viaggio è iniziato e posso immaginare ciò che voglio.....
Una pompa di benzina sperduta nel deserto ed un caffè, dove una cameriera versa il liquido nero in una tazza, e potrebbe essere la protagonista di una qualunque di queste canzoni che raccontano l’America, quella colpita che non cade mai, quella dei 41 shot.
La pelle dell'America, per una sera è la mia pelle.
Quando attacca My city of ruins, ecco il ricordo delle torri gemelle e delle sue macerie, ecco la parte ferita più recente, e ora, le rovine di quella canzone sono anche le nostre, perché lui la dedica all’Abruzzo…quelle note che accomunano nel dolore.
One two three four..... ed è la volta di Thunder Road, la canzone tanto attesa da molti, è Mary, l'immancabile protagonista di varie canzoni del Boss, che danza sulla veranda, è Mary la destinataria dei sogni e delle promesse di questa canzone, è Mary quella con cui cominciare il lungo viaggio verso i sogni.
E poi c’è l’America festosa, di American’s land, quella dove si balla, quella di una festa di piazza o di un barbecue, quella forse un po’ fanatica che espone in giardino la sua bandiera………..
Energia pura, festa, allegria, tenerezza, commozione, emozione, sorrisi , complicità….

E poi c’è il viaggio di ritorno un Roma – Napoli carico di tutte le emozioni che un simile concerto ti lascia.
La luna è sottile come nella copertina di Working on a dream l’atmosfera è irreale nella sua realtà, è facile tenere gli occhi aperti se continui ad ascoltare il Boss e hai voglia di condividere con chi è accanto a te.
Ancora le sue note dallo stereo della maccchina, note che appartengono a questo viaggio.
Sono le strade di Philadelphia, sono le sponde di un fiume dove comincia e si esaurisce una storia è la dolcezza di Human Touch e la bellezza delle parole di Secret Garden, sono le voci basse dei passeggeri seduti davanti , è la bellezza di questo momento che è inspiegabile quasi come quella del concerto.
L’alba è ormai arrivata quando metto piede a casa…rivivrei questo giorno per prendermi ancora tutte le cose belle che già mi ha regalato.

Fußball-Weltmeisterschaft 2006 o meglio Mondiali di Calcio 2006

Avevo sei anni e ricordo perfettamente mio padre saltare di gioia dalla sedia su cui era ansiosamente accomodato…. Era il 1982 e l’Italia vinceva in Spagna i campionati del mondo, ricordo il presidente Pertini, perdere completamente il controllo e saltare sulle tribune….il presidente Pertini somigliava a mio nonno……..e poi Bearzot…… e immagini che negli anni hanno continuato a passare ogni qual volta in televisione si parlava di Campionati del mondo. Da allora è stata la volta di Mexico 86, e di quel campionato ricordo l’album panini con il messicano in copertina baffuto e colorato.
Italia 90, è la più attesa, la nazionale italiana incontra in semifinale l’Argentina di Maradona e il caso vuole che la semifinale si svolga proprio al San Paolo di Napoli. I calci di rigore portano ad una sconfitta e la delusione è tanta nonostante il terzo posto per l’Italia, che sperava di alzare quella coppa. La coppa del mondo finisce nelle mani della Germania Ovest….anni fa un amico tedesco fu capace di cantarmi la canzone della Nannini e di Bennato a memoria per ricordare la loro vittoria di quel mondiale.
Nel ’94 il campionato si svolge in America ed è pieno di emozioni incredibili, l’Italia arriva ad una finalissima con il Brasile, ma la parola d’ordine è ancora delusione, e ancora il verdetto è ai calci di rigore, Baggio sbaglia completamente il tiro e il Brasile è campione del mondo. In Francia nel 98, sono ancora i rigori a decidere, e l’Italia perderà ai quarti di finale con la Francia che poi diventerà campione del mondo battendo il Brasile.
Infine si passa attraverso lo scandaloso mondiale Corea /Giappone nel 2002.
Ogni volta la stessa sensazione: inizialmente una flebile speranza che man mano sembra crescere per spegnersi nella delusione più totale prima di arrivare all’agognato traguardo.

9 Agosto 2006, entro all’interno dell’Olympia Stadion e l’emozione mi invade, quello stadio è storia….sportiva e non solo.
Dopo le foto di rito, mi accomodo su uno dei seggiolini e dalla mia privilegiata posizione posso rilassarmi, guardare attorno e ricordare.

Giugno 2006. La Nazionale italiana è in ritiro prima della partenza per la Germania, e lo scandalo calciopoli scoppia, invadendo e infangando un po’ tutto il campionato. La squadra maggiormente coinvolta sarà la Juventus che verrà poi spedita in serie B, nel frattempo lo stesso allenatore dell’Italia Lippi è sottoposto ad interrogatori, e così alcuni giocatori della nazionale, in quanto juventini, anch’essi sottoposti ad interrogatorio. La nazionale parte ugualmente cercando di lasciarsi dietro questa brutta storia e la Germania la accoglie come se stessero atterrando in un seconda Italia.
I tifosi italiani, sono tantissimi, migliaia di italiani emigrati negli anni aspettano questo mondiale con molta speranza, ma in Italia l’attenzione è tutta su calciopoli e quasi non ci si accorge che i mondiali stanno cominciando.
Giugno/Luglio 2006: alla Scuola di Comix montiamo il videoproiettore e tutti siamo in accordo per vedere le partite dell’Italia lì durante le ore di lavoro. Piccoli gruppi di ascolto si formano,e siccome siamo alla fine dell’anno l’atmosfera ci permette di vedere in tranquillità le partite trasmesse nel pomeriggio. In realtà vedremo lì tutte le partite, come si dice “ squadra che vince non si cambia” e così dopo le prime vittorie eccoci riuniti nell’aula più grande, ognuno con la sua sedia, ognuno al suo posto, perché per scaramanzia non ci si sposta. Con il Ghana si vince, con gli Stati Uniti è una brutta partita che finisce 1 a 1 per un autogol di Zaccardo ed è poi la volta della Repubblica Ceca . Nedved è scatenato davanti a Buffon ma la palla non entra e l’Italia vince 2 a 0.
In un caldissimo pomeriggio estivo, la partita con l’Australia ci innervosisce non poco , giochiamo in dieci e il risultato non si sblocca, Grosso ottiene un calcio di rigore e per un attimo siamo tutti tifosi di Totti che dal dischetto ci garantisce il passaggio ai quarti di finale…le urla credo che si siano sentite da via Atri fino a Via Mezzocannone, l’entusiasmo cresce.
Incredibile , cominciamo a pensare che forse si può fare, si può andare avanti.
Ai quarti di finale ci aspetta l’Ucraina e lì Zambrotta segna nei primi 5 minuti e poi ci pensa Luca Toni, con una doppietta…… l’Italia è in semifinale con la Germania.
Germania - Italia è una finale più che una semifinale, la partita è forse la più bella dell’Italia, c’è grinta, forza, ma il pallone non entra, la porta sembra maledetta da entrambe le parti, si deve soffrire. Inermi davanti alla televisione milioni di telespettatori aspettano che qualcosa si sblocchi.
Gli emigranti italiani, in Germania, sperano nella rivincita calcistica, sperano in questo premio per il loro sacrificio; gli italiani accomodati al caldo torrido di quei giorni vorrebbero vivere il sogno. Tempi supplementari…inevitabili. Il primo tempo se ne va ancora sullo 0-0 e nelle immagini di repertorio si collezionano i gesti di stizza degli allenatori dalle panchine per tutte le volate inutili del pallone. L’incubo dei rigori è in agguato….ognuno di noi spera che accada qualcosa, qualunque cosa, ma il rigore no. È il minuto 119 quando Grosso diventa l’eroe italiano, segna e non ci crede, corre scuotendo la testa e il dito e dice “ Non ci credo, non ci credo” , ci pensa il numero 7 Del Piero a consacrare il risultato e a dire a Grosso che è vero, è tutto vero. Del Piero segna e corre verso la curva con la rabbia di chi ha finalmente lasciato un segno, di chi vuole togliersi da dosso una brutta maglietta. Io mi sono emozionata come poche cose…ma questa è un’altra storia.
La gioia è inenarrabile, la scuola è decollata tra le urla, gli abbracci, e i ……“ Non ci credo siamo in finale”….Per un attimo il pensiero è sempre più “ Vuoi mica vedere che ce la facciamo questa volta…”
La finale è Italia-Francia è il 9 Luglio
Il nemico è ricorrente , è maledetto, è magia, stregoneria, è un fantasma che oscilla sempre davanti alla nazionale, e quest’anno ha anche l’aggravante dell’allenatore più antipatico della storia…Domenech….
Quel giorno il caldo è indescrivibile…la giornata passa con quel senso di attesa, l’eccitazione per l’evento. L’appuntamento alla scuola è per le 19.30 ma l’ansia è tanta che siamo lì tutti prima….scaramanzie, previsioni, risate, approvvigionamenti, teorie, sogni fatti e raccontati, regole di comportamento ( dare sfogo in ogni istante senza remore alle frustrazioni/gioie/rabbia e quant’altro ) insomma tipo Bar sport ma più colorato.
Si comincia con il fischio d’inizio e in poco il sogno sembra infrangersi con il rigore concesso alla Francia e segnato da Zidane….la Francia esulta, l’Italia è zittita e arrabbiata.
Ma Materazzi non ci sta, e il suo colpo di testa ci regala il pareggio. Sembra una vittoria, e la frase ovvia, e mai come in quel momento azzeccata è : ok 0-0 palla al centro.
L’incantesimo continua sulle porte di entrambe le squadre…. non ce n’è per nessuno, il risultato è immobile come l’aria calda, si suda, si impreca, si scalciano sedie, si passeggia nervosamente, ci si prepara alle eventualità.
Quando cominciano i tempi supplementari, la paura si impossessa di ognuno di noi…i calci di rigore….. la chimera si avvicina, una nuova maledizione, una nuova roulette russa, una nuova delusione….e che diamine non è giusto, non può finire sempre così. Ad un certo punto c’è un colpo di scena, al minuto 110 in pieno secondo tempo supplementare ecco che Zidane viene espulso con un rosso diretto. Non tutti riescono a capire cosa è successo, Materazzi è a terra, lo stesso arbitro ricorre alla telecamera per rivedere l’accaduto, e lì si vede che Zidane ha dato una testata a Materazzi, a seguito di una evidente provocazione. C’è caos, gli animi si accendono e quindi anche la rivalità in campo e negli spalti, il nervosismo cresce, Zidane lascia lo stadio, è la sua ultima partita, dopo Germania 2006 lascerà la nazionale e il calcio….questa è la sua uscita di scena…peccato per un giocatore così.
L’evento apparentemente non cambia nulla, se non forse il crederci in questa finale e in una vittoria. L’arbitro fischia la fine del secondo tempo supplementare….si va ai rigori.
Gli allenatori compilano la lista, Lippi scrive e segna su un foglio, comunica ai giocatori…..ora ci si gioca il tutto per tutto.
Pirlo, Materazzi, De Rossi Del Piero,….sono gol…Wilford, Abidal e Sagnol anche…ma Tretzeguet ci restituisce il favore di un vecchio europeo…….e sbaglia. A questo punto tocca a Grosso. Gli azzurri sono tutti vicini, abbracciati. Noi siamo tutti davanti allo schermo, tra un rigore e l’altro mi allontano nell’altra stanza, mi vengono a prendere e mi dicono” Vitta devi guardare fino alla fine” …ritorno all’ordine, spalanco gli occhi e spero insieme a tutti i miei compagni d’avventura….Grosso si posiziona…..tira e diventa il supereroe di questo mondiale.
Noi siamo peggio dei peggiori fan di un concerto rock, si salta si urla ci si abbraccia ci si bacia, si stappa una bottiglia alla faccia dei francesi, si guardano le piazze in festa, si ascoltano le interviste, ci si perde tra lo slogan rai ” Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” in memoria dell’82 e il moderno slogan sky “ Il cielo è azzurro sopra Berlino, siamo i campioni del mondo” . Il centro storico è in festa, si sentono trombe, si vedono in lontananza fuochi d’artificio, e poi si sorride leggendo la famosa frase di un manifesto in una piazza “ E adesso ridateci la Gioconda” .Dopo si scende in strada, si incontra altra gente, ci si avvolge nella bandiera, per una volta sembra che siamo davvero tutti italiani, per poche ore, per minuti interminabili, siamo italiani e abbiamo vinto nel momento più nero.

Oggi si ricomincia, l’avventura sarà diversa, nessuno ci crede, tante polemiche, contestazioni che vanno oltre il calcio, sistemi nascosti, calcio inquinato ma in fondo sono sempre i mondiali di calcio ed è comunque una bella emozione , sperare anche solo per pochi incontri.
Come si dice,: “La storia la scrivono i vincitori”, e quella di Germania 2006 l’abbiamo scritta noi.

Colonna sonora : One U2 http://www.youtube.com/watch?v=wBzD-2k1ML8

L'ultimo Saluto

È notte inoltrata, anzi tra un po’ sarà l’alba, fa molto caldo, ed io rientro a casa con l’ottimismo che tutti i ragazzi mi hanno trasmesso. Certo in quella foto di gruppo scattata in Piazza Bellini, la mia faccia non è serena e i miei occhi sono gonfi, ma io voglio crederci, voglio pensare che quella sensazione avuta l’altro giorno mentre ero stesa a terra accanto a lei, fosse solo frutto della mia paura.
Infilo la chiave nella toppa della porta ed entro…..lei non viene verso di me, la intravedo sotto l’arco della porta della camera da letto dei miei, immobile, gira lievemente la testa, ma non fa altro.
Mi avvicino per accarezzarla e allora ne ho certezza…..se ne sta andando….mi sta lasciando.
Vado a dormire con la preoccupazione ,ed un filo di realismo e speranza, con l’idea dell’impegno di domani mattina alle 8.30.

6 agosto
Non c’è bisogno che la sveglia suoni troppo, per India mi sono sempre alzata immediatamente e così è anche oggi.
Mi preparo e poi prendo la siringa, infilo l’ago nelle tre boccettine e il liquido dei tre farmaci è pronto.
Mamma e papà mi aiutano, mentre io le faccio la siringa la mantengono nel caso si muovesse, ma lei non si muove, anzi è inerme , si lascia andare sul lato, mia madre mi guarda e mi dice, “che gliela fai affare la siringa, lascia stare”.
Io non la ascolto e dentro spero disperatamente che sia solo un attimo, un momento, che il cardiologo stamattina le darà dei farmaci che la aiuteranno, dei diuretici, insomma ce la può fare.
Mio padre va a prendere la macchina, ed India cammina per strada facendo regolarmente i suoi bisogni, ma per salire in macchina ha bisogno che io la aiuti non ce la fa.
Mi accomodo dietro con lei, come sempre, e lei si lascia andare addosso a me.
Il tragitto fino a fuorigrotta, procede senza traffico, è molto presto e questa mattinata di agosto preannuncia una nuova giornata di caldo intenso.
Arriviamo da questa veterinaria/cardiologa che io non ho mai visto , ma purtroppo India non ce la fa e devo portarla in braccio.
La dottoressa è meravigliosa, la coccola , le parla ed io la aiuto a sistemarla , a stenderla e mentre lei prepara le varie macchine io le racconto la storia sanitaria di India, cercando di non dimenticare nulla, ma è impossibile che io mi dimentichi.
Inizia con la visita, la faccia della dottoressa è tesa e non accenna a cambiamenti , mi guarda, io le dico “ Voglio sapere cosa ha, se c’entra l’osteosarcoma, cosa si può fare e se è giusto farlo”
Lei mi guarda e mi dà la diagnosi….io le chiedo “ cosa posso fare?” e lei mi risponde “ Ti consiglio di addormentarla….”
La testa si svuota in un istante, mio padre comincia a piangere, io abbasso gli occhi, mi chino su India che mi guarda e comincio a baciarle la testa.
La dottoressa si commuove e ci chiede di non fare così,mi dice che qualunque cosa sarebbe solo accanimento, e che rischierei di vederla morire a casa senza sapere cosa fare.
Mi dice che non devo farlo subito che se lei potesse starebbe ancora 24 h con me.
Io in quel momento divento una macchina, le dico che se la riporto a casa non avrò più la forza di portarla dal veterinario.
Dico a mio padre che dobbiamo portarla alla nostra clinica, che voglio che si faccia lì.
Prendo il telefono per telefonare e mentre esco dalla stanza, India in un unico movimento, si gira verso di me mi segue con lo sguardo e scodinzola. Il cuore nel petto è dilaniato….sto per portarla verso la fine…..mi sembra di tradirla
Telefono a mia madre, ma non se la sente di venire, poi chiamo Ale, poi telefono ad Annarita e poi a Francesco. Prima di rientrare chiamo ancora Marilina. Adesso ho bisogno di tutti.
Prendo India in braccio e la riporto in macchina, lei viaggia tutto il tempo con il muso appoggiato alla mia gamba ed io non smetto un istante di accarezzarla, ma sono in uno strano trans, un trans operativo e necessario, lo stesso trans vissuto alcuni anni fa in un’altra terribile situazione.
Mentre sono in macchina chiamo Gabriella e provo a telefonare ad Alberto, ma non risponde, e allora chiamo Rosa. L’ultima telefonata è per mia cugina Francesca, non c’è bisogno di troppe parole, lei mi capisce al volo.
Arrivo fuori la clinica e vedo Ale fermo lì ad aspettarmi. Ci raggiunge Annarita mentre mio padre va a sedersi dentro la sala d’attesa. Per me è uno strazio vedere Alessandro salutare la sua Ciccia, e lei è ferma, non reagisce a nulla, come rassegnata…… mentre lei sta per morire, io mi sento morire, ma ancora non posso lasciarmi andare.
La dottoressa mi fa entrare nella stanza, la stanza di tutte le sue visite, delle belle notizie e di quelle meno belle. Cerco di sollevarla per poggiarla sul lettino, e per un attimo quei 20 kg di cane sono pesantissimi, Ormai è un peso morto si è lasciata completamente andare e ho bisogno che mi aiutino perché non ce la faccio.
Nella stanza rimaniamo solo la dottoressa, un assistente ed io. India è appoggiata addosso a me. La dottoressa mi spiega come funzionerà, ed io nel frattempo la accarezzo le bacio la testa, le dico che è meravigliosa e bravissima.
Il sedativo…..gli occhi si chiudono, e lei già non mi vede più …poi la siringa….l’ultimo respiro forte come un unico e indimenticabile soffio………………………………………..…………………………………………………… .........................................................................
un cucciolo di femmina vivace e allegro, si alza su due zampe e arriva alla mia caviglia cercando di attirare la mia attenzione, un musetto impertinente mi guarda ad occhi semibassi dopo aver combinato un guaio, una meraviglia di cane tira il guinzaglio per strada con mio padre quando mi vede arrivare da lontano , una cucciola stra vivace salta sul letto per leccarmi in faccia, un giochino giallo viene lanciato in aria per giocare, una corsa al bosco di Capodimonte, dietro un signore che fa jogging, un pastore tedesco stremato nei giochi da una cucciola di sei mesi, …..…………una coraggiosa piccola India si sottopone a tutte le cure necessarie negli anni, con la pazienza di una santa, un meraviglioso essere riscalda ogni giorno il mio cuore per dieci indimenticabili anni, due occhi che sembrano parlare prendono, regalano e insegnano, una presenza silenziosa e costante……………………

“ Vittoria, India se n’è andata, è morta”

Ti ho guidato verso la fine come ti ho portato nella mia vita, con decisione e senza indugi, ma sento che ancora ti trattengo su quest’uscio a metà tra me e te, non voglio, forse non posso o non ci riesco ancora a lasciarti andare, mi sembra di tradirti e ucciderti di nuovo, quando avverrà forse….smetterò di piangere.

domenica 5 aprile 2009

Un delfino chiamato Vittoria

E’ nuvoloso, dopo tanti giorni di sole primaverile quasi estivo, arrivano le nuvole il freddo e la pioggia.
Ma noi siamo più forti e non ci arrendiamo, sedute sulle gradinate di questo piccolo teatro all’aperto, ci guardiamo attorno.
Ninni è giù a fotografare da vicino questi splendidi pesci che sono i delfini.
Non li avevo mai visti da vicino, qualche volta mi è capitato in mare di vederne qualcuno improvviso e di sfuggita e la sorpresa non mi ha permesso di rendermene abbastanza conto.
Li vedo e dentro sento uan strana emozione, che cos’è? A volte è difficile riconoscere le emozioni, questa è dolce e amara.
Sarà che sono chiusi, che non conoscono il mare aperto…li immagino in prigione e per me è inaccettabile. Adesso ricordo perché ho sempre rifiutato di visitare Zoo e acquari!
Che occhi, sembrano degli esseri così buoni, innocenti a tratti umani.
Ma che cosa sono questi delfini per me…chi sono?
Lo spettacolo comincia, mannaggia a me, le lacrime cominciano a scendere, mi emoziono tantissimo, mi chiedo se sia normale, quasi me ne vergogno; sono in vacanza, mi sto divertendo, sto bene, eppure quei delfini mi commuovono incredibilmente.
Loro sono bravi, mi chiedo se si divertano, se è un lavoro, se è solo per il cibo o anche per le coccole.
Forse è per il calore, tutto ha origine da lì anche per gli animali e forse anche per i pesci, dal calore, da questo bisogno, che se non viene accontentato ti fa piegare su te stesso.

Basta smettila, finisci la tua vacanza, in fondo avevo scritto qualche giorno fa che lasciavo qui i pensieri che attorcigliano la pancia!

martedì 24 marzo 2009

Porto.... lasciando

A volte vorrei aver scritto una canzone di De Andrè…tipo Anime salve, e mi ritrovo invece a scrivere forse come Fabio Volo…….

Oggi parto, vado a Valencia , spero di star bene e di divertirmi, ne ho bisogno, tutti abbiamo sempre bisogno di divertirci. Anche se solo per alcuni giorni ci sono delle cose che vorrei lasciare qui mentre altre vorrei portarle con me..


Lascio….

Le troppe parole, spesso inutili , bloccano la libertà della mente e della creatività, lascio le lacrime, le peggiori quelle interne, le preoccupazioni e certi piccoli dispiaceri e quindi con loro il mio volto incupito e la mia fronte corrucciata. Lascio le ansie degli altri e lascio tutte le cose da ricordare ogni giorno, personali e di lavoro, lascio le riflessioni che attorcigliano la pancia.
Lascio le scarpe scomode e l’ombrello.

Porto con me….

Un abbraccio, alcune parole, le cazzate, certe amiche, la colonna delle cose buone, tante canzoni belle, vecchie e nuove, un libro , stivali nuovi, una carezza, la capacità di condividere, il mio sorriso …


"mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani

in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia

e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia...." ( De Andrè)

lunedì 16 marzo 2009

Lontano da dove

Seduta sullo sgabello mi guardo attorno e vedo nell’ oscurità persone che ballano, se mi tappo le orecchie sembra solo che si agitino, qualcuno sorride, qualcun altro barcolla, io invece sono ferma.
E’ strano, di solito anche io mi agito, adesso no, c’è qualcosa di diverso, mi sembra che quello non sia il mio posto, mi sembra che la mia vita sia lontana da questo agitarsi.
Ho perso il mio anello e mi dispiace, giace lì da qualche parte, magari sotto la consolle del dj oppure è finita sotto al bancone del bar, forse è lì ,vicino a quei due ragazzi che si baciano. Quell’anello l’ho salvato da tante perdite, una volta si era sfilato mentre attraversavo la strada ed era finito sulle strisce pedonali, quasi ho rischiato la vita per recuperarlo.
Se n’è andato con le sue ammaccature e le sue peripezie, ed ora io sono qui sullo sgabello e mi manca qualcosa.
Forse mi manca il mio posto, ma qual è il mio posto? Di certo non questo e allora dove?
Mi alzo e faccio un giro, un tipo mi abbraccia e mi dà un bacio sulla guancia, ma chi lo conosce?
Gli abbracci e i baci sono preziosi, è strano vedere che c’è chi ne regala a iosa senza dargli un senso, e chi invece se li tiene stretti e li dà con il contagocce.
Decido di uscire fuori a prendere un po’ d’aria, fa freddo , la serata è umida , chiedo una sigaretta e me la fumo, io non fumo, ma qualche volta lo faccio.
Mi guardo attorno, questo posto non mi appartiene , non è casa mia.
Un tipo comincia a parlarmi, lo ascolto poco, mi dice che gli sembra io abbia 24 anni, mi dice che non ci sta provando, c’è la fidanzata……ma che tipo, è lo stesso che mi ha abbracciato poco prima.
Desiderio forte di andarmene, andare in un posto dove ci sia qualcosa di mio, qui non c’è nulla proprio nulla. Forse c’è qualcosa che conosco, ma non mi appartiene; superficialità, fraintendimento, inconsapevolezza e anche un po’ di maleducazione, non so che farmene, peccato ……..a volte sembra siano utili!

lunedì 9 marzo 2009

Sono

Sono quello che vedo, sono attenta e distratta, sono consapevole e spaventata, sono coraggiosa e ho paura, sono sincera ma nascondo pensieri, sono vino rosso e vino bianco, sono amica e sono amante, sono donna e sono bambina, sono tranquilla ma poi sono arrabbiata.
Mi muovo velocemente per passare attraverso le cose e l’esperienza del momento, se fa male sono ancora più veloce, anche se poi trovo sempre le dunette che mi fanno rallentare.
Mi ritrovo a leggere ammirata pagine di libri che mai finirò, leggo e ascolto parole che avrei voluto dire io, mi ritrovo a riflettere su una frase o un gesto, mi ritrovo con me e con miei pensieri.
Vorrei il mondo e me ne prendo solo un po’, me lo prendo da un viaggio o da una fotografia dal racconto di qualcuno o dalla mia fantasia.

Lotto anche se può sembrare che io non lo faccia, sono diversa, lascio andare ma trattengo sempre qualcosa, di solito le cose belle.

martedì 3 marzo 2009

Dal mio punto di vista

..ahia…cos'è questo dolore, viene dalla parte posteriore….non riesco ad aprire gli occhi però, ho ancora troppo sonno, guarderò dopo, accidenti però che male…
ma cosa mi è successo, dove sono? E dov'è Vittoria, l'ultima volta che ero sveglia era accanto a me e mi sorrideva.
Ecco dov'eravamo…. in quel posto di tutti i colori dove ci sono quei tizi vestiti di verde che mi dicono sempre …"topolina come stai?....fai la buona come sempre" io faccio la brava e poi c'è sempre la fregatura, l'ultima volta qualche giorno fa hanno fatto qualcosa alla mia zampa già dolorante e hanno assunto un'aria preoccupata.
Da quel momento, Vittoria è diventata triste, si avvicinava a me e mi riempiva di coccole e baci mi diceva di stare tranquilla e non preoccuparmi, che lei mi voleva bene e che lo faceva per me.
Io sinceramente non capivo, la notte mi ricordo che era inquieta si muoveva , si girava non dormiva bene, si alzava spesso, a volte piangeva.
Me la ricordo la mia mamma adottiva la prima volta che ci siamo viste, io ero piccola piccola, avrò avuto si e no 20 gg e lei mi ha raccolto da terra in quel parco freddo e umido e mi ha stretto dicendo: è lei, prendo lei che assomiglia tanto alla mamma".
Da quel giorno mi sono divertita un sacco e ho conosciuto tanta gente simpatica, ad uno ho stracciato la maglietta in un momento di gioia, a qualcun ho rotto le scatole con il mio giochino e la mia pallina, a qualcun altro ho deciso che dovevo leccargli la faccia a tutti i costi e quindi mi sono industriata a saltare più in alto che potevo.
Alla mia mamma l'ho fatta disperare distruggendo, da piccola, un sacco di cose, lei mi strillava e si arrabbiava tanto, io mi mortificavo, ma sapevo che tanto prima o poi lei sarebbe venuta da me e mi avrebbe detto" sei una monella, ma sei troppo bella…come farei senza di te"
Poi nella mia casa oltre a Vittoria ci sono altre persone simpatiche: il papà di Vittoria è un tipo che sembra austero, all'inizio non ne voleva sapere di me, io lo sentivo, poi però quando nessuno se ne accorgeva mi veniva a guardare, adesso è completamente affezionato a me e io so che se non c'è Vittoria posso contare su di lui.
Poi c'è la mamma di Vittoria, lei le coccole non me le fa mai, solo quando non sto bene e mi dice sempre di non abbaiare o di non mangiare i biscotti sui tappeti, io lo so che in fondo mi vuole bene, come all'altro che è venuto prima di me, un tale Winner, sento sempre dire che era più buono, e più buono, ma io non sono lui e sono vivace. Vittoria ed io abbiamo un rapporto speciale, se lei si arrabbia con me io sto male finchè non mi perdona e quando non c'è sono triste, ma quando viene giochiamo e ci facciamo le coccole e poi mi porta giù a fare le passeggiate. Ogni tanto viene il fratello di Vittoria, prima viveva con noi, ora vive in un'altra casa. Vedeste come è bella la sua casa, ogni tanto con Vittoria andiamo a dormire lì ed io mi diverto, ci sono le scale da salire e scendere e c'è un terrazzo grande, dove posso correre e giocare e dove ci sono un sacco di piante , alcune hanno le spine e una volta una spina mi si è conficcata sul muso, per fortuna se ne sono accorti subito.
Quando sono sul terrazzo vedo passare in cielo delle cose enormi e rumorose, gli altri non ci fanno caso e non so com'è possibile visto che fanno molto rumore.
Ecco il vocione del tipo vestito di verde che mi chiama……quasi quasi apro gli occhi e vedo che vuole….yaaawnn….accidenti c'è qualcosa che non va sto cercando di alzarmi ma non ho l'appoggio di sempre, è vero sento un po' di dolore ma è diverso dal dolore di alcune ore fa, quello che avevo prima di addormentarmi, qui dietro manca qualcosa……poco importa sono in piedi e questo è l'importante, vediamo se mi fate uscire da questa gabbia…
Finalmente, anche se devo saltellare un po' mi posso muovere….è difficile, ma ci riesco bene, fammi vedere un po'…oh cavolo e dov'è finita la mia zampa posteriore, qui non c'è più nulla, c'è solo questa strana fasciatura che a dire il vero mi dà anche un po' fastidio…com'è possibile che io non abbia più la mia zampa, e Vittoria dov'è , lei ne saprà qualcosa.
Ah eccola arrivare, c'è anche il papà e una ragazza con i capelli neri che non mi ricordo ma sembra simpatica.
La mia Vittoria mi viene incontro e mi dice tante cose belle e coccolone, sorride e mi dice che sono bravissima , mentre il papà ha un'aria triste e preoccupata , quelle persone che aspettano in sala d'attesa invece, mi guardano e sento che dicono " poverina"…. cavolo non fate così, in fondo non ho la zampa mica sono morta…e poi così fate piangere la mia Vittoria, no ti prego non piangere, io sto bene , sto con te e sto bene.
Arriva il dottore li sento parlare, uffa devo dormire qui stanotte, io voglio tornare a casa mia nella mia cuccia, qui ci sono tutti questi cani che durante la notte si lamentano, ci sono animali che soffrono io non mi voglio intristire con loro….
Nel frattempo Vittoria parla…sento una parola complicata…chemioterapia, che sarà mai, un'altra tortura, ma tu guarda che si deve fare per non sentire dolore ad una zampa.
Vittoria mi prende e mi porta fuori a fare i bisogni, passeggiamo un po' , com'è scomoda questa fasciatura, quando me la togli eh?


Sono passati sei mesi , ragazzi che vita, un po' di rotture, questa che mio terapia è una scocciatura, quando la faccio devo stare o un'ora dai tizi vestiti di verde, o peggio, una giornata intera lì con Vittoria che senza far nulla sta vicino a me, e nel frattempo ho un'ago nella zampa per tutto il tempo.
Quando rimaniamo lì tutta la giornata io non posso mangiare e Vittoria per solidarietà non mangia nemmeno lei, poi per i giorni successivi mi spruzza in bocca un liquido amaro, mattina e sera, la vedo che schiaccia qualcosa, la rende polvere, poi la mette in una siringa con dell'acqua e nella mia bocca, forse lo fa perché io quella roba che schiaccia, nella polpetta non me la mangio, mica mi faccio fregare così.
Cosa è successo dopo l'intervento?
Innanzitutto mi sembra di essere diventato un personaggio pubblico, ora è tutto tranquillo, ma all'inizio, quante persone fermavano Vittoria e le chiedevano di me e della mia zampa, poi mi accarezzavano e mi coccolavano, adesso ho tanti amici in più che quando mi vedono mi dicono sempre tante cose belle.
Una volta un bambino mi è passato accanto insieme al padre e gli ha detto " papà chissà come soffre quel cane", io ho pensato no, non soffro tranquillo, ma lui certo non poteva sentirmi, allora Vittoria gli ha detto" Non ti preoccupare lei sta bene adesso" e lui ha voluto vedere come salivo e scendevo per le scale, si preoccupava che io non ce la facessi, e invece ce la faccio benissimo.
A volte Vittoria parla con qualcuno a casa o con qualche amica e le sento raccontare di altri cani come me, una si chiama Venere un altro ora non c'è più ma si chiamava Fergus, lui è una specie di eroe ha resistito due anni…sono tanti sapete? Una volta dai tizi verdi ne ho vista una come me anche lei non aveva la zampa di dietro si chiama Stella, ma non so ora come sta.
Certo una volta dopo una che mio terapia me la sono passata brutta, sono stata male, gli altri a casa pensavano che non ce la facessi che me ne andassi e invece sono qua, attaccata a loro finchè posso, sto così bene ed io e Vittoria adesso ci vogliamo ancora più bene se possibile, io lo sento che lei è orgogliosa di me ed io continuo a giocare e vivere serena come prima, in fondo ho ancora tutto quello che avevo prima, una famiglia , una casa, del cibo e tanto amore, ma soprattutto posso camminare e bene. Forse qualcun altro mi avrebbe lasciato morire a quattro zampe e avrebbe evitato tante complicazioni, ma la mia famiglia è speciale e mi ha regalato una nuova vita.

Mi piace immaginarti

Occhi neri, capelli lunghi, sorriso stampato senza possibilità che vada via.
Ti immagino camminare per le strade della città in cui vivi adesso, fa freddo, tu hai i capelli raccolti nel cappello, ma sfuggono perché lunghi , perché tanti.
Hai un giubbino pesante, ma nemmeno troppo, perché non lo sopporteresti, sotto indossi un maglione, anzi probabilmente una felpa.
Non hai guanti o sciarpe, come quella volta in cui ci incontrammo per caso: faceva molto freddo a Napoli, era durante le vacanze di Natale, non ci vedevamo da un po’, ci eravamo solo sentiti, e mentre camminavo con un’amica tu girasti l’angolo e mi passasti accanto, ti chiamai, tu ti voltasti e riconoscendomi ti mettesti a ridere per il mio cappello e poi ci stringemmo forte, fortissimo.
Mi piace immaginarti ancora adesso, nonostante sia trascorso del tempo, con lo zaino che ti ho regalato, ti ricordi? Era mio, e quella mattina ti serviva, così te lo portai e poi è rimasto a te.
Mi aspettavi fuori la strada di casa mia, era prestissimo, nemmeno le otto e nell’aria fresca di settembre ci avviavamo mano nella mano verso quell’edificio che mi piace chiamare “ Il posto di passaggio”.
Nel “ posto di passaggio” la prima volta io ci capitai mentre tu eri lì, dal secondo piano mi vedesti nel cortile, ma non ti era possibile chiamarmi, e poi, cosa mi avresti detto….?
Ora voglio pensare alla tua vita, voglio pensare che hai una casa tua, il lavoro di cui mi parlavi che va bene, la tua musica che ti diverte, degli amici e anche una compagna, una che sappia starti vicino, mi piace pensare che sei scomparso solo perché adesso mi hai lasciata andare o magari perché sei tornato a casa tua, almeno per un po’, oppure sei fuori, all’estero, in un posto bello, caldo, ma non troppo umido sennò chi ti regge!
Mi piace pensare che stai bene che sei felice, che conservi quella foto con cura, magari in un libro, magari nel “ Vecchio e il mare” oppure in quello di Pirandello, mi piace pensare che la foto c’è ancora, come te, ma che è stata riposta nel posto giusto.
A volte mi capita di sentire degli odori che mi facciano pensare a te, chiudo gli occhi e mi ricordo, a volte mi ricordo una pentola con dentro del pollo e del riso …buonissimi, altre volte invece è l’odore della tua casa.
Ieri mi sono ricordata di una volta in cui ero da te, ero stanca e molto, sarà stato il mese di ottobre, era stata una giornata dura, avevo pianto ed ero preoccupata, tu eri lì con il tuo ottimismo e il tuo sorriso, lentamente mi addormentai senza rendermene nemmeno conto, ad un certo punto sentii che dolcemente mi svegliavi, avevi cucinato mentre avrei voluto farlo io…i tuoi occhi , la tua voce, il tuo abbraccio.
Mi sei mancato e tanto, è triste dirlo, ma poi mi sono abituata,ho dovuto farlo per forza ;
una delle ultime volte al telefono mi chiedesti quando sarei andata a vivere con lui, mi immaginavi bella come quando sono stata tua…………….mi dicesti “ lo sai che se non fosse successo tutto questo, mai e poi mai ti avrei lasciata andare…..”
Sono diversa adesso, sono cambiata , e nel mio cambiamento ci sei tu, non sono bella come allora, e con lui non ci sono andata a vivere. Ti penso spesso e anche se ti ho dovuto lasciar andare tanto tempo fa, rimarrai sempre con me.
Mi chiedo come faccio a non impazzire sapendo che non potrò più vederti, che non so dove sei che non saprei mai come cercarti.
Forse non impazzisco perché io e te ci siamo sempre rispettati, perché sapevamo come sarebbe andata, abbiamo avuto un regalo, lo abbiamo scartato lo abbiamo fatto nostro e poi lo abbiamo messo a posto dove doveva andare, e siamo andati via ognuno verso la sua strada, ognuno cercando di salvare se stesso.
Ci siamo lasciati andare ma non ci siamo persi, tu vivi dentro di me ed io so di vivere in te.
Vivi in me e attorno a me, nella strada che percorro ogni mattina, nel supermercato dove spesso vado e dove andavamo insieme, in quel posto in cui ci siamo conosciuti e davanti al quale passo regolarmente e nelle strade in cui insieme camminavamo.
Pensa che all’inizio, quando ancora sognavo che tutto potesse cambiare, immaginavo di uscire da lavoro e trovarti lì ad aspettarmi come succedeva allora, mentre fumavi una sigaretta e mi venivi incontro sempre felice di vedermi.
Tranquillo sto bene, adesso sto bene, quante cose vorrei raccontarti, quante persone ho incontrato, ti ricordi quel corso? L’ho finito, manca la tesi, ma è finito, se l’ho fatto è grazie anche a te………………
Mi piace immaginarci nel deserto, mi piace immaginarci nei sogni mai realizzati, mi piace immaginarci, mi piace immaginarti………………per me vivrai sempre!

Colonna Sonora

Smokers outside the hospital Doors Editors

Lui e Lei

Il portone è prima di uno slargo, quando lei entra c’è un grosso androne e di fronte un piccolo appartamento da dove escono due cani neri, uno piccolo piccolo e l’altro un po’ più grande.

Lei si incammina sulla destra e raggiunge la casa. Bussa alla porta e lui le va ad aprire.
La casa è piccola, piccolissima, buia, delle impalcature esterne tolgono quel po’ di luce che potrebbe passare. Che sorriso meraviglioso, che occhi scuri e profondi. Lui parla, lei lo ascolta, lo osserva lo guarda, è affascinata, è bello, bellissimo. Niente la imbarazza. Si guarda attorno, non c’è molto, ma che importa. Prima di entrare nel portone aveva un po’ timore, sentiva che stava per mettersi in gioco e spesso è dura accettare di rendersi vulnerabili.
Lui le parla e la guarda negli occhi, a lui piace e lei lo sa, la guarda come si guarda una donna, la tratta come si tratta una donna.
Guarda le sue mani che gesticolano, la sua camicia bianca, il suo jeans, fa caldo molto caldo, forse troppo per quanto si piacciono e si desiderano, troppo per quella casa piccola, troppo per il mese caldo in cui sono.
In un attimo il volto di lei è tra le sue mani, il suo bacio comincia lentamente, inizialmente dolce e poi piano piano è passione, è passione forte come è lui, è dolce, è bello, è semplicemente perfetto come quell’uomo!
Lei gli sbottona la camicia bianca e la lascia scorrere sulle sue spalle, come è bello, gli accarezza le spalle, il torace, i suoi addominali perfetti.
La voglia cresce, non esiste più alcun pensiero o alcuna preoccupazione, esistono solo loro, due anime di colore diverso, che si cercano e si vogliono. Improvvisamente attorno non c’è più niente, non esistono porte,muri, mobili, caldo , freddo o luci, ci sono solo un uomo e una donna, l’uno dentro l’altra e il loro riflesso.
Il loro riflesso è indimenticabile, il contrasto dei due corpi è rimasto scolpito in quella casa e nella loro memoria.
Danzano insieme, una danza sensuale, morbida, immensa, nessuno dei due porta l’altro in questa danza, è sincronicità è divertimento è gioco……………………

E’ passato del tempo, sono passate notti meravigliose e danze perfette, sono passate lacrime e paure, sono passate grandi cadute e piccoli movimenti per rialzarsi, silenzi e bugie, rabbia e impotenza, un libro e una canzone.

Un altro portone, a quattro palazzi da lei, una scala e lui che va ad aprire ancora, sorride sempre, è sempre bello, lei si emoziona e lo abbraccia forte. Nessuno sa che è lì e nessuno deve saperlo. Chiacchierano e poi si stendono sul letto di lui, si stringono e si parlano, lui le dice che non l’ha dimenticata e mai la dimenticherà, che la canta e la sogna.
Lei pensa lo stesso ma non può dirlo. Se servisse parlare gli racconterebbe delle sue lacrime prima di dormire e di tutte le cose che aveva progettato e pensato, di quel sogno ricorrente, ma purtroppo solo un sogno.
Lo guarda per l’ultima volta, sa dentro di sè che è l’ultima volta, lo abbraccia ancora, la porta si apre accompagnata da un sorriso e si richiude alle sue spalle…lei scende gli scalini e piange, dentro e fuori, il cuore è come spezzato in due e pensa…….


“Mi dispiace, è difficile dirtelo, ma tu lo sai ed io lo so, ricorderò il tuo tocco, il tuo abbraccio, i tuoi baci, ricorderò di te, del nostro riflesso, del nostro colore e del nostro breve ma intenso amore!”

Colonna sonora
I promise you Tracy Chapman
La cura Franco Battiato

Per il "mio" Poto

Una coperta di lana stesa a terra al centro di una grande stanza, un bambino bruno che, composto come sempre, vestito con una tuta da casa si accovaccia sul tappeto e comincia a cacciar fuori tutte le costruzioni lego del suo castello grigio!
Era il giorno della befana di chissà quanti anni fa ed io non ricordo quale era il mio gioco, ma ricordo il suo.
Quanta pazienza a giocare con la sua sorella minore, sempre presa tra una barbie ed un: non va bene così ricominciamo daccapo….”
Quella stanza enorme però li accoglieva sempre insieme, per una corsa, un gioco, il pranzo o un cartone animato.
Due sedie alla giusta distanza, e i cartoni animati alle cinque del pomeriggio, Remì., Belle e sebastien, Yattaman e tanti altri ancora…….
A scuola, ovviamente insieme dalle elementari al liceo, a condividere tratti di strada e compagni di classe bocciati..
Lei era sempre preoccupata per lui, pensava sempre che fosse necessario proteggerlo. Da cosa? Da chi? Forse dalla superficialità di tanti ragazzini, e lei magari si sentiva un po’ più forte di lui, o semplicemente era suo fratello e nessuno lo doveva toccare.
Se li mettete accanto non sembreranno mai parenti, lineamenti diversi, caratteri diversi ma stessa famiglia e stesso segno zodiacale.

L’unico vero compagno della mia infanzia e adolescenza, l'unico con cui farsi davvero compagnia nella solitudine dei nostri lunghi pomeriggi, l’unico che abbia amato e odiato nello stesso tempo, l’unico che se lo penso lontanissimo da me mi sembra di poter morire, l’unico per cui darei qualunque cosa.
Quante volte ho immaginato il suo dolore il giorno in cui, solo in casa, ha ricevuto una brutta notizia e ascoltando “ Anima Fragile” ha aspettato il nostro ritorno e ce l’ha comunicata.
In tanti non lo conoscono realmente, e forse io non lo conosco come tanti suoi amici, ma so che è capace di accogliermi in casa sua all’improvviso, il giorno di una delle notizie più brutte della mia vita, di tenermi la mano e rassicurami con una parola o uno sguardo, di essere realista quando la mente vola lontano.
La sua casa sempre aperta a me, e al mio desiderio di fuggire, alla mia voglia di prendere aria e alla mia voglia di guardare il mare da lontano.
La sua casa, trovata insieme per caso, quando era tutta distrutta e nessuno se la sarebbe immaginata, la sua casa come parte di lui, che ho difeso e avrei difeso come se fosse stato lui.

Le nostre vite si sono intrecciate nell’amicizia e nell’amore, e nelle difficoltà lui è rimasto Ale ed io sono rimasta Vì.
Il giorno in cui ha preso una decisione importante di cambiamento, l’ho visto soffrire e sono partita, mio malgrado, portandomi nel cuore il suo volto e le sue lacrime piante e non piante.
A chilometri di distanza ho pianto tutti i giorni, perché lui stava soffrendo ed io avrei voluto che così non fosse, anche quella volta avrei voluto proteggerlo, ma la vita deve insegnare e allora lui doveva soffrire.
Un sabato pomeriggio lo vidi entrare dalla porta di casa zoppicante e sostenuto da due persone perché sull’autostrada Roma Napoli, all’altezza di Cassino, un tale Silvio , ha rischiato di portarmelo via, un’altra volta anni addietro, ricevetti una telefonata in cui mi venne detto che lui era in ospedale perché aveva avuto un incidente con la moto.
Quanti spaventi, e quante risate, lui è timido , un po’ chiuso ma se vuole sa essere una delle persone più simpatiche che conosco.
Lui è lui, e tormentato, allegro, sbarbato, imbronciato, nervoso e spazientito staziona in me in maniera stabile da sempre, un usufrutto a vita del mio cuore.
Mai potrei pensare di fargli del male
Mio fratello, un mistero per molti, a volte, forse anche per me, .