Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amore. Mostra tutti i post

martedì 3 marzo 2009

Mi piace immaginarti

Occhi neri, capelli lunghi, sorriso stampato senza possibilità che vada via.
Ti immagino camminare per le strade della città in cui vivi adesso, fa freddo, tu hai i capelli raccolti nel cappello, ma sfuggono perché lunghi , perché tanti.
Hai un giubbino pesante, ma nemmeno troppo, perché non lo sopporteresti, sotto indossi un maglione, anzi probabilmente una felpa.
Non hai guanti o sciarpe, come quella volta in cui ci incontrammo per caso: faceva molto freddo a Napoli, era durante le vacanze di Natale, non ci vedevamo da un po’, ci eravamo solo sentiti, e mentre camminavo con un’amica tu girasti l’angolo e mi passasti accanto, ti chiamai, tu ti voltasti e riconoscendomi ti mettesti a ridere per il mio cappello e poi ci stringemmo forte, fortissimo.
Mi piace immaginarti ancora adesso, nonostante sia trascorso del tempo, con lo zaino che ti ho regalato, ti ricordi? Era mio, e quella mattina ti serviva, così te lo portai e poi è rimasto a te.
Mi aspettavi fuori la strada di casa mia, era prestissimo, nemmeno le otto e nell’aria fresca di settembre ci avviavamo mano nella mano verso quell’edificio che mi piace chiamare “ Il posto di passaggio”.
Nel “ posto di passaggio” la prima volta io ci capitai mentre tu eri lì, dal secondo piano mi vedesti nel cortile, ma non ti era possibile chiamarmi, e poi, cosa mi avresti detto….?
Ora voglio pensare alla tua vita, voglio pensare che hai una casa tua, il lavoro di cui mi parlavi che va bene, la tua musica che ti diverte, degli amici e anche una compagna, una che sappia starti vicino, mi piace pensare che sei scomparso solo perché adesso mi hai lasciata andare o magari perché sei tornato a casa tua, almeno per un po’, oppure sei fuori, all’estero, in un posto bello, caldo, ma non troppo umido sennò chi ti regge!
Mi piace pensare che stai bene che sei felice, che conservi quella foto con cura, magari in un libro, magari nel “ Vecchio e il mare” oppure in quello di Pirandello, mi piace pensare che la foto c’è ancora, come te, ma che è stata riposta nel posto giusto.
A volte mi capita di sentire degli odori che mi facciano pensare a te, chiudo gli occhi e mi ricordo, a volte mi ricordo una pentola con dentro del pollo e del riso …buonissimi, altre volte invece è l’odore della tua casa.
Ieri mi sono ricordata di una volta in cui ero da te, ero stanca e molto, sarà stato il mese di ottobre, era stata una giornata dura, avevo pianto ed ero preoccupata, tu eri lì con il tuo ottimismo e il tuo sorriso, lentamente mi addormentai senza rendermene nemmeno conto, ad un certo punto sentii che dolcemente mi svegliavi, avevi cucinato mentre avrei voluto farlo io…i tuoi occhi , la tua voce, il tuo abbraccio.
Mi sei mancato e tanto, è triste dirlo, ma poi mi sono abituata,ho dovuto farlo per forza ;
una delle ultime volte al telefono mi chiedesti quando sarei andata a vivere con lui, mi immaginavi bella come quando sono stata tua…………….mi dicesti “ lo sai che se non fosse successo tutto questo, mai e poi mai ti avrei lasciata andare…..”
Sono diversa adesso, sono cambiata , e nel mio cambiamento ci sei tu, non sono bella come allora, e con lui non ci sono andata a vivere. Ti penso spesso e anche se ti ho dovuto lasciar andare tanto tempo fa, rimarrai sempre con me.
Mi chiedo come faccio a non impazzire sapendo che non potrò più vederti, che non so dove sei che non saprei mai come cercarti.
Forse non impazzisco perché io e te ci siamo sempre rispettati, perché sapevamo come sarebbe andata, abbiamo avuto un regalo, lo abbiamo scartato lo abbiamo fatto nostro e poi lo abbiamo messo a posto dove doveva andare, e siamo andati via ognuno verso la sua strada, ognuno cercando di salvare se stesso.
Ci siamo lasciati andare ma non ci siamo persi, tu vivi dentro di me ed io so di vivere in te.
Vivi in me e attorno a me, nella strada che percorro ogni mattina, nel supermercato dove spesso vado e dove andavamo insieme, in quel posto in cui ci siamo conosciuti e davanti al quale passo regolarmente e nelle strade in cui insieme camminavamo.
Pensa che all’inizio, quando ancora sognavo che tutto potesse cambiare, immaginavo di uscire da lavoro e trovarti lì ad aspettarmi come succedeva allora, mentre fumavi una sigaretta e mi venivi incontro sempre felice di vedermi.
Tranquillo sto bene, adesso sto bene, quante cose vorrei raccontarti, quante persone ho incontrato, ti ricordi quel corso? L’ho finito, manca la tesi, ma è finito, se l’ho fatto è grazie anche a te………………
Mi piace immaginarci nel deserto, mi piace immaginarci nei sogni mai realizzati, mi piace immaginarci, mi piace immaginarti………………per me vivrai sempre!

Colonna Sonora

Smokers outside the hospital Doors Editors

Lui e Lei

Il portone è prima di uno slargo, quando lei entra c’è un grosso androne e di fronte un piccolo appartamento da dove escono due cani neri, uno piccolo piccolo e l’altro un po’ più grande.

Lei si incammina sulla destra e raggiunge la casa. Bussa alla porta e lui le va ad aprire.
La casa è piccola, piccolissima, buia, delle impalcature esterne tolgono quel po’ di luce che potrebbe passare. Che sorriso meraviglioso, che occhi scuri e profondi. Lui parla, lei lo ascolta, lo osserva lo guarda, è affascinata, è bello, bellissimo. Niente la imbarazza. Si guarda attorno, non c’è molto, ma che importa. Prima di entrare nel portone aveva un po’ timore, sentiva che stava per mettersi in gioco e spesso è dura accettare di rendersi vulnerabili.
Lui le parla e la guarda negli occhi, a lui piace e lei lo sa, la guarda come si guarda una donna, la tratta come si tratta una donna.
Guarda le sue mani che gesticolano, la sua camicia bianca, il suo jeans, fa caldo molto caldo, forse troppo per quanto si piacciono e si desiderano, troppo per quella casa piccola, troppo per il mese caldo in cui sono.
In un attimo il volto di lei è tra le sue mani, il suo bacio comincia lentamente, inizialmente dolce e poi piano piano è passione, è passione forte come è lui, è dolce, è bello, è semplicemente perfetto come quell’uomo!
Lei gli sbottona la camicia bianca e la lascia scorrere sulle sue spalle, come è bello, gli accarezza le spalle, il torace, i suoi addominali perfetti.
La voglia cresce, non esiste più alcun pensiero o alcuna preoccupazione, esistono solo loro, due anime di colore diverso, che si cercano e si vogliono. Improvvisamente attorno non c’è più niente, non esistono porte,muri, mobili, caldo , freddo o luci, ci sono solo un uomo e una donna, l’uno dentro l’altra e il loro riflesso.
Il loro riflesso è indimenticabile, il contrasto dei due corpi è rimasto scolpito in quella casa e nella loro memoria.
Danzano insieme, una danza sensuale, morbida, immensa, nessuno dei due porta l’altro in questa danza, è sincronicità è divertimento è gioco……………………

E’ passato del tempo, sono passate notti meravigliose e danze perfette, sono passate lacrime e paure, sono passate grandi cadute e piccoli movimenti per rialzarsi, silenzi e bugie, rabbia e impotenza, un libro e una canzone.

Un altro portone, a quattro palazzi da lei, una scala e lui che va ad aprire ancora, sorride sempre, è sempre bello, lei si emoziona e lo abbraccia forte. Nessuno sa che è lì e nessuno deve saperlo. Chiacchierano e poi si stendono sul letto di lui, si stringono e si parlano, lui le dice che non l’ha dimenticata e mai la dimenticherà, che la canta e la sogna.
Lei pensa lo stesso ma non può dirlo. Se servisse parlare gli racconterebbe delle sue lacrime prima di dormire e di tutte le cose che aveva progettato e pensato, di quel sogno ricorrente, ma purtroppo solo un sogno.
Lo guarda per l’ultima volta, sa dentro di sè che è l’ultima volta, lo abbraccia ancora, la porta si apre accompagnata da un sorriso e si richiude alle sue spalle…lei scende gli scalini e piange, dentro e fuori, il cuore è come spezzato in due e pensa…….


“Mi dispiace, è difficile dirtelo, ma tu lo sai ed io lo so, ricorderò il tuo tocco, il tuo abbraccio, i tuoi baci, ricorderò di te, del nostro riflesso, del nostro colore e del nostro breve ma intenso amore!”

Colonna sonora
I promise you Tracy Chapman
La cura Franco Battiato