giovedì 8 dicembre 2011

Working on a Dream

Il viaggio in America è lungo e tortuoso attraversa 30 anni di storia, e ogni decennio è scandito da più canzoni.
Quando sento la voce calda che attacca con Badlands, penso davvero di vivere un giorno fortunato, il giorno in cui ho Il Boss davanti a me e con cui attraverserò davvero l’America, quella dei mie sogni, quella nascosta, quella silenziosa e sofferente senza luci sfavillanti.
La musica travolge, la gente attorno è presa da un uomo solo, fatto di voce, chitarra e carisma, uno che sembra non avere età. Sento sulla mia pelle il freddo della prigione in cui nasce Pete quando all’immancabile one two three attaccano le note di Outlaw Pete.
Mi sembra di scendere dall’auto e di attraversare i sentieri dell’Applachian Trail e di veder sfrecciare una mustang rubata sotto i miei occhi….sono con lui sul fiume a pescare quando una pistola gli viene puntata in faccia…
Voglio essere io quella ragazza che deve sistemare i capelli e mettere un bel vestiìto, perché stasera si esce ……I wanna Talk, I wanna walk out in the street

Salto, urlo canto e guardo.....chi come me osserva il ragazzo che lavora tutto il giorno in un garage e sogna e crede in una Promise Land, le montagne rocciose dello Utah sono la sua cornice…
Insieme alla musica va anche la mia fantasia , ormai il mio viaggio è iniziato e posso immaginare ciò che voglio.....
Una pompa di benzina sperduta nel deserto ed un caffè, dove una cameriera versa il liquido nero in una tazza, e potrebbe essere la protagonista di una qualunque di queste canzoni che raccontano l’America, quella colpita che non cade mai, quella dei 41 shot.
La pelle dell'America, per una sera è la mia pelle.
Quando attacca My city of ruins, ecco il ricordo delle torri gemelle e delle sue macerie, ecco la parte ferita più recente, e ora, le rovine di quella canzone sono anche le nostre, perché lui la dedica all’Abruzzo…quelle note che accomunano nel dolore.
One two three four..... ed è la volta di Thunder Road, la canzone tanto attesa da molti, è Mary, l'immancabile protagonista di varie canzoni del Boss, che danza sulla veranda, è Mary la destinataria dei sogni e delle promesse di questa canzone, è Mary quella con cui cominciare il lungo viaggio verso i sogni.
E poi c’è l’America festosa, di American’s land, quella dove si balla, quella di una festa di piazza o di un barbecue, quella forse un po’ fanatica che espone in giardino la sua bandiera………..
Energia pura, festa, allegria, tenerezza, commozione, emozione, sorrisi , complicità….

E poi c’è il viaggio di ritorno un Roma – Napoli carico di tutte le emozioni che un simile concerto ti lascia.
La luna è sottile come nella copertina di Working on a dream l’atmosfera è irreale nella sua realtà, è facile tenere gli occhi aperti se continui ad ascoltare il Boss e hai voglia di condividere con chi è accanto a te.
Ancora le sue note dallo stereo della maccchina, note che appartengono a questo viaggio.
Sono le strade di Philadelphia, sono le sponde di un fiume dove comincia e si esaurisce una storia è la dolcezza di Human Touch e la bellezza delle parole di Secret Garden, sono le voci basse dei passeggeri seduti davanti , è la bellezza di questo momento che è inspiegabile quasi come quella del concerto.
L’alba è ormai arrivata quando metto piede a casa…rivivrei questo giorno per prendermi ancora tutte le cose belle che già mi ha regalato.

Fußball-Weltmeisterschaft 2006 o meglio Mondiali di Calcio 2006

Avevo sei anni e ricordo perfettamente mio padre saltare di gioia dalla sedia su cui era ansiosamente accomodato…. Era il 1982 e l’Italia vinceva in Spagna i campionati del mondo, ricordo il presidente Pertini, perdere completamente il controllo e saltare sulle tribune….il presidente Pertini somigliava a mio nonno……..e poi Bearzot…… e immagini che negli anni hanno continuato a passare ogni qual volta in televisione si parlava di Campionati del mondo. Da allora è stata la volta di Mexico 86, e di quel campionato ricordo l’album panini con il messicano in copertina baffuto e colorato.
Italia 90, è la più attesa, la nazionale italiana incontra in semifinale l’Argentina di Maradona e il caso vuole che la semifinale si svolga proprio al San Paolo di Napoli. I calci di rigore portano ad una sconfitta e la delusione è tanta nonostante il terzo posto per l’Italia, che sperava di alzare quella coppa. La coppa del mondo finisce nelle mani della Germania Ovest….anni fa un amico tedesco fu capace di cantarmi la canzone della Nannini e di Bennato a memoria per ricordare la loro vittoria di quel mondiale.
Nel ’94 il campionato si svolge in America ed è pieno di emozioni incredibili, l’Italia arriva ad una finalissima con il Brasile, ma la parola d’ordine è ancora delusione, e ancora il verdetto è ai calci di rigore, Baggio sbaglia completamente il tiro e il Brasile è campione del mondo. In Francia nel 98, sono ancora i rigori a decidere, e l’Italia perderà ai quarti di finale con la Francia che poi diventerà campione del mondo battendo il Brasile.
Infine si passa attraverso lo scandaloso mondiale Corea /Giappone nel 2002.
Ogni volta la stessa sensazione: inizialmente una flebile speranza che man mano sembra crescere per spegnersi nella delusione più totale prima di arrivare all’agognato traguardo.

9 Agosto 2006, entro all’interno dell’Olympia Stadion e l’emozione mi invade, quello stadio è storia….sportiva e non solo.
Dopo le foto di rito, mi accomodo su uno dei seggiolini e dalla mia privilegiata posizione posso rilassarmi, guardare attorno e ricordare.

Giugno 2006. La Nazionale italiana è in ritiro prima della partenza per la Germania, e lo scandalo calciopoli scoppia, invadendo e infangando un po’ tutto il campionato. La squadra maggiormente coinvolta sarà la Juventus che verrà poi spedita in serie B, nel frattempo lo stesso allenatore dell’Italia Lippi è sottoposto ad interrogatori, e così alcuni giocatori della nazionale, in quanto juventini, anch’essi sottoposti ad interrogatorio. La nazionale parte ugualmente cercando di lasciarsi dietro questa brutta storia e la Germania la accoglie come se stessero atterrando in un seconda Italia.
I tifosi italiani, sono tantissimi, migliaia di italiani emigrati negli anni aspettano questo mondiale con molta speranza, ma in Italia l’attenzione è tutta su calciopoli e quasi non ci si accorge che i mondiali stanno cominciando.
Giugno/Luglio 2006: alla Scuola di Comix montiamo il videoproiettore e tutti siamo in accordo per vedere le partite dell’Italia lì durante le ore di lavoro. Piccoli gruppi di ascolto si formano,e siccome siamo alla fine dell’anno l’atmosfera ci permette di vedere in tranquillità le partite trasmesse nel pomeriggio. In realtà vedremo lì tutte le partite, come si dice “ squadra che vince non si cambia” e così dopo le prime vittorie eccoci riuniti nell’aula più grande, ognuno con la sua sedia, ognuno al suo posto, perché per scaramanzia non ci si sposta. Con il Ghana si vince, con gli Stati Uniti è una brutta partita che finisce 1 a 1 per un autogol di Zaccardo ed è poi la volta della Repubblica Ceca . Nedved è scatenato davanti a Buffon ma la palla non entra e l’Italia vince 2 a 0.
In un caldissimo pomeriggio estivo, la partita con l’Australia ci innervosisce non poco , giochiamo in dieci e il risultato non si sblocca, Grosso ottiene un calcio di rigore e per un attimo siamo tutti tifosi di Totti che dal dischetto ci garantisce il passaggio ai quarti di finale…le urla credo che si siano sentite da via Atri fino a Via Mezzocannone, l’entusiasmo cresce.
Incredibile , cominciamo a pensare che forse si può fare, si può andare avanti.
Ai quarti di finale ci aspetta l’Ucraina e lì Zambrotta segna nei primi 5 minuti e poi ci pensa Luca Toni, con una doppietta…… l’Italia è in semifinale con la Germania.
Germania - Italia è una finale più che una semifinale, la partita è forse la più bella dell’Italia, c’è grinta, forza, ma il pallone non entra, la porta sembra maledetta da entrambe le parti, si deve soffrire. Inermi davanti alla televisione milioni di telespettatori aspettano che qualcosa si sblocchi.
Gli emigranti italiani, in Germania, sperano nella rivincita calcistica, sperano in questo premio per il loro sacrificio; gli italiani accomodati al caldo torrido di quei giorni vorrebbero vivere il sogno. Tempi supplementari…inevitabili. Il primo tempo se ne va ancora sullo 0-0 e nelle immagini di repertorio si collezionano i gesti di stizza degli allenatori dalle panchine per tutte le volate inutili del pallone. L’incubo dei rigori è in agguato….ognuno di noi spera che accada qualcosa, qualunque cosa, ma il rigore no. È il minuto 119 quando Grosso diventa l’eroe italiano, segna e non ci crede, corre scuotendo la testa e il dito e dice “ Non ci credo, non ci credo” , ci pensa il numero 7 Del Piero a consacrare il risultato e a dire a Grosso che è vero, è tutto vero. Del Piero segna e corre verso la curva con la rabbia di chi ha finalmente lasciato un segno, di chi vuole togliersi da dosso una brutta maglietta. Io mi sono emozionata come poche cose…ma questa è un’altra storia.
La gioia è inenarrabile, la scuola è decollata tra le urla, gli abbracci, e i ……“ Non ci credo siamo in finale”….Per un attimo il pensiero è sempre più “ Vuoi mica vedere che ce la facciamo questa volta…”
La finale è Italia-Francia è il 9 Luglio
Il nemico è ricorrente , è maledetto, è magia, stregoneria, è un fantasma che oscilla sempre davanti alla nazionale, e quest’anno ha anche l’aggravante dell’allenatore più antipatico della storia…Domenech….
Quel giorno il caldo è indescrivibile…la giornata passa con quel senso di attesa, l’eccitazione per l’evento. L’appuntamento alla scuola è per le 19.30 ma l’ansia è tanta che siamo lì tutti prima….scaramanzie, previsioni, risate, approvvigionamenti, teorie, sogni fatti e raccontati, regole di comportamento ( dare sfogo in ogni istante senza remore alle frustrazioni/gioie/rabbia e quant’altro ) insomma tipo Bar sport ma più colorato.
Si comincia con il fischio d’inizio e in poco il sogno sembra infrangersi con il rigore concesso alla Francia e segnato da Zidane….la Francia esulta, l’Italia è zittita e arrabbiata.
Ma Materazzi non ci sta, e il suo colpo di testa ci regala il pareggio. Sembra una vittoria, e la frase ovvia, e mai come in quel momento azzeccata è : ok 0-0 palla al centro.
L’incantesimo continua sulle porte di entrambe le squadre…. non ce n’è per nessuno, il risultato è immobile come l’aria calda, si suda, si impreca, si scalciano sedie, si passeggia nervosamente, ci si prepara alle eventualità.
Quando cominciano i tempi supplementari, la paura si impossessa di ognuno di noi…i calci di rigore….. la chimera si avvicina, una nuova maledizione, una nuova roulette russa, una nuova delusione….e che diamine non è giusto, non può finire sempre così. Ad un certo punto c’è un colpo di scena, al minuto 110 in pieno secondo tempo supplementare ecco che Zidane viene espulso con un rosso diretto. Non tutti riescono a capire cosa è successo, Materazzi è a terra, lo stesso arbitro ricorre alla telecamera per rivedere l’accaduto, e lì si vede che Zidane ha dato una testata a Materazzi, a seguito di una evidente provocazione. C’è caos, gli animi si accendono e quindi anche la rivalità in campo e negli spalti, il nervosismo cresce, Zidane lascia lo stadio, è la sua ultima partita, dopo Germania 2006 lascerà la nazionale e il calcio….questa è la sua uscita di scena…peccato per un giocatore così.
L’evento apparentemente non cambia nulla, se non forse il crederci in questa finale e in una vittoria. L’arbitro fischia la fine del secondo tempo supplementare….si va ai rigori.
Gli allenatori compilano la lista, Lippi scrive e segna su un foglio, comunica ai giocatori…..ora ci si gioca il tutto per tutto.
Pirlo, Materazzi, De Rossi Del Piero,….sono gol…Wilford, Abidal e Sagnol anche…ma Tretzeguet ci restituisce il favore di un vecchio europeo…….e sbaglia. A questo punto tocca a Grosso. Gli azzurri sono tutti vicini, abbracciati. Noi siamo tutti davanti allo schermo, tra un rigore e l’altro mi allontano nell’altra stanza, mi vengono a prendere e mi dicono” Vitta devi guardare fino alla fine” …ritorno all’ordine, spalanco gli occhi e spero insieme a tutti i miei compagni d’avventura….Grosso si posiziona…..tira e diventa il supereroe di questo mondiale.
Noi siamo peggio dei peggiori fan di un concerto rock, si salta si urla ci si abbraccia ci si bacia, si stappa una bottiglia alla faccia dei francesi, si guardano le piazze in festa, si ascoltano le interviste, ci si perde tra lo slogan rai ” Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” in memoria dell’82 e il moderno slogan sky “ Il cielo è azzurro sopra Berlino, siamo i campioni del mondo” . Il centro storico è in festa, si sentono trombe, si vedono in lontananza fuochi d’artificio, e poi si sorride leggendo la famosa frase di un manifesto in una piazza “ E adesso ridateci la Gioconda” .Dopo si scende in strada, si incontra altra gente, ci si avvolge nella bandiera, per una volta sembra che siamo davvero tutti italiani, per poche ore, per minuti interminabili, siamo italiani e abbiamo vinto nel momento più nero.

Oggi si ricomincia, l’avventura sarà diversa, nessuno ci crede, tante polemiche, contestazioni che vanno oltre il calcio, sistemi nascosti, calcio inquinato ma in fondo sono sempre i mondiali di calcio ed è comunque una bella emozione , sperare anche solo per pochi incontri.
Come si dice,: “La storia la scrivono i vincitori”, e quella di Germania 2006 l’abbiamo scritta noi.

Colonna sonora : One U2 http://www.youtube.com/watch?v=wBzD-2k1ML8

L'ultimo Saluto

È notte inoltrata, anzi tra un po’ sarà l’alba, fa molto caldo, ed io rientro a casa con l’ottimismo che tutti i ragazzi mi hanno trasmesso. Certo in quella foto di gruppo scattata in Piazza Bellini, la mia faccia non è serena e i miei occhi sono gonfi, ma io voglio crederci, voglio pensare che quella sensazione avuta l’altro giorno mentre ero stesa a terra accanto a lei, fosse solo frutto della mia paura.
Infilo la chiave nella toppa della porta ed entro…..lei non viene verso di me, la intravedo sotto l’arco della porta della camera da letto dei miei, immobile, gira lievemente la testa, ma non fa altro.
Mi avvicino per accarezzarla e allora ne ho certezza…..se ne sta andando….mi sta lasciando.
Vado a dormire con la preoccupazione ,ed un filo di realismo e speranza, con l’idea dell’impegno di domani mattina alle 8.30.

6 agosto
Non c’è bisogno che la sveglia suoni troppo, per India mi sono sempre alzata immediatamente e così è anche oggi.
Mi preparo e poi prendo la siringa, infilo l’ago nelle tre boccettine e il liquido dei tre farmaci è pronto.
Mamma e papà mi aiutano, mentre io le faccio la siringa la mantengono nel caso si muovesse, ma lei non si muove, anzi è inerme , si lascia andare sul lato, mia madre mi guarda e mi dice, “che gliela fai affare la siringa, lascia stare”.
Io non la ascolto e dentro spero disperatamente che sia solo un attimo, un momento, che il cardiologo stamattina le darà dei farmaci che la aiuteranno, dei diuretici, insomma ce la può fare.
Mio padre va a prendere la macchina, ed India cammina per strada facendo regolarmente i suoi bisogni, ma per salire in macchina ha bisogno che io la aiuti non ce la fa.
Mi accomodo dietro con lei, come sempre, e lei si lascia andare addosso a me.
Il tragitto fino a fuorigrotta, procede senza traffico, è molto presto e questa mattinata di agosto preannuncia una nuova giornata di caldo intenso.
Arriviamo da questa veterinaria/cardiologa che io non ho mai visto , ma purtroppo India non ce la fa e devo portarla in braccio.
La dottoressa è meravigliosa, la coccola , le parla ed io la aiuto a sistemarla , a stenderla e mentre lei prepara le varie macchine io le racconto la storia sanitaria di India, cercando di non dimenticare nulla, ma è impossibile che io mi dimentichi.
Inizia con la visita, la faccia della dottoressa è tesa e non accenna a cambiamenti , mi guarda, io le dico “ Voglio sapere cosa ha, se c’entra l’osteosarcoma, cosa si può fare e se è giusto farlo”
Lei mi guarda e mi dà la diagnosi….io le chiedo “ cosa posso fare?” e lei mi risponde “ Ti consiglio di addormentarla….”
La testa si svuota in un istante, mio padre comincia a piangere, io abbasso gli occhi, mi chino su India che mi guarda e comincio a baciarle la testa.
La dottoressa si commuove e ci chiede di non fare così,mi dice che qualunque cosa sarebbe solo accanimento, e che rischierei di vederla morire a casa senza sapere cosa fare.
Mi dice che non devo farlo subito che se lei potesse starebbe ancora 24 h con me.
Io in quel momento divento una macchina, le dico che se la riporto a casa non avrò più la forza di portarla dal veterinario.
Dico a mio padre che dobbiamo portarla alla nostra clinica, che voglio che si faccia lì.
Prendo il telefono per telefonare e mentre esco dalla stanza, India in un unico movimento, si gira verso di me mi segue con lo sguardo e scodinzola. Il cuore nel petto è dilaniato….sto per portarla verso la fine…..mi sembra di tradirla
Telefono a mia madre, ma non se la sente di venire, poi chiamo Ale, poi telefono ad Annarita e poi a Francesco. Prima di rientrare chiamo ancora Marilina. Adesso ho bisogno di tutti.
Prendo India in braccio e la riporto in macchina, lei viaggia tutto il tempo con il muso appoggiato alla mia gamba ed io non smetto un istante di accarezzarla, ma sono in uno strano trans, un trans operativo e necessario, lo stesso trans vissuto alcuni anni fa in un’altra terribile situazione.
Mentre sono in macchina chiamo Gabriella e provo a telefonare ad Alberto, ma non risponde, e allora chiamo Rosa. L’ultima telefonata è per mia cugina Francesca, non c’è bisogno di troppe parole, lei mi capisce al volo.
Arrivo fuori la clinica e vedo Ale fermo lì ad aspettarmi. Ci raggiunge Annarita mentre mio padre va a sedersi dentro la sala d’attesa. Per me è uno strazio vedere Alessandro salutare la sua Ciccia, e lei è ferma, non reagisce a nulla, come rassegnata…… mentre lei sta per morire, io mi sento morire, ma ancora non posso lasciarmi andare.
La dottoressa mi fa entrare nella stanza, la stanza di tutte le sue visite, delle belle notizie e di quelle meno belle. Cerco di sollevarla per poggiarla sul lettino, e per un attimo quei 20 kg di cane sono pesantissimi, Ormai è un peso morto si è lasciata completamente andare e ho bisogno che mi aiutino perché non ce la faccio.
Nella stanza rimaniamo solo la dottoressa, un assistente ed io. India è appoggiata addosso a me. La dottoressa mi spiega come funzionerà, ed io nel frattempo la accarezzo le bacio la testa, le dico che è meravigliosa e bravissima.
Il sedativo…..gli occhi si chiudono, e lei già non mi vede più …poi la siringa….l’ultimo respiro forte come un unico e indimenticabile soffio………………………………………..…………………………………………………… .........................................................................
un cucciolo di femmina vivace e allegro, si alza su due zampe e arriva alla mia caviglia cercando di attirare la mia attenzione, un musetto impertinente mi guarda ad occhi semibassi dopo aver combinato un guaio, una meraviglia di cane tira il guinzaglio per strada con mio padre quando mi vede arrivare da lontano , una cucciola stra vivace salta sul letto per leccarmi in faccia, un giochino giallo viene lanciato in aria per giocare, una corsa al bosco di Capodimonte, dietro un signore che fa jogging, un pastore tedesco stremato nei giochi da una cucciola di sei mesi, …..…………una coraggiosa piccola India si sottopone a tutte le cure necessarie negli anni, con la pazienza di una santa, un meraviglioso essere riscalda ogni giorno il mio cuore per dieci indimenticabili anni, due occhi che sembrano parlare prendono, regalano e insegnano, una presenza silenziosa e costante……………………

“ Vittoria, India se n’è andata, è morta”

Ti ho guidato verso la fine come ti ho portato nella mia vita, con decisione e senza indugi, ma sento che ancora ti trattengo su quest’uscio a metà tra me e te, non voglio, forse non posso o non ci riesco ancora a lasciarti andare, mi sembra di tradirti e ucciderti di nuovo, quando avverrà forse….smetterò di piangere.